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Ho letto il nuovo romanzo di Lorenzo Puglisi ed Elena Giulia Montorsi, “Soltanto Mia”, pubblicato da Mondadori l’1 settembre 2020. Questo romanzo è la denuncia della verità, rivolta a tutte quelle donne vittime di stalking e violenze (fisiche e mentali) che credono di aver meritato la loro triste storia.

I protagonisti sono Gabriele e Federica, entrambi genitori separati. Mentre Gabriele è stato denunciato dalla moglie e allontanato dai figli, che deve vedere soltanto un’ora a settimana e in un ambiente neutrale (quindi sorvegliato dagli assistenti sociali), Federica ha scoperto che il marito la tradiva con la sua migliore amica e, per questo, lo ha cacciato di casa. Ritrovandosi di nuovo single, Federica ha deciso di non concedersi più legami, soltanto divertimento smaliziato, senza dover necessariamente definire una relazione. Purtroppo, incrociando la strada di Gabriele, Federica finisce in una prigione senza via d’uscita seppur in un primo momento non se ne sia resa del tutto conto.

Andando avanti nella lettura, gli autori rendono ben chiaro l’epilogo della vicenda. Federica non trova il coraggio di allontanare un uomo malsano, che non ha più nulla da perdere nella vita e che ha fatto di Federica tutto il suo mondo. La donna è la sua più grande ossessione e Gabriele, da dolce e romantico, inizia a diventare onnipresente, la segue ovunque e la invade di messaggi, pretende di essere presentato alla sua famiglia, alle amiche, di conoscere i suoi figli. Spesso Federica si è sentita messa alle spalle e ha cercato di gestire la situazione al meglio, credendo che anche Gabriele volesse una storia leggera e smaliziata. Molto presto, però, ha capito che erano entrambi su due binari opposti, eppure non ha mai trovato il coraggio di lasciarlo.

Man mano che leggevo questa storia, ho sentito il magone alla bocca dello stomaco diventare sempre più forte, ma quello che mi ha fatto più male è stato comprendere che Federica si è sempre ritenuta responsabile di quanto le è accaduto, si è sempre data la colpa e ha creduto persino di meritare quello che le è successo, mentre Gabriele continua a lavarsene le mani, giustificando la sua violenza e la sua ossessione come un effetto collaterale del comportamento di Federica, come se la violenza fisica avesse bisogno di una giustificazione e non fosse già di suo una condanna.

Federica ha creduto di meritare quello che le è accaduto, Gabriele invece ha continuato a sostenere la propria innocenza, come se non fosse più lui il carnefice ma la vittima di quella storia finita male. Un orrore nell’orrore: la consapevolezza che ancora oggi purtroppo il rapporto uomo-donna non possa essere equo e che la donna, in determinate circostanze, debba essere ancora vista come un oggetto accessorio dell’uomo. Un romanzo-denuncia che vi consiglio se avete a cuore queste tematiche.

Redazione

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