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Anna sa di essere imperfetta, ma non è la sola. Tutti siamo imperfetti, ma non è proprio nell’imperfezione che troviamo la nostra bellezza più pura? Arriva in libreria un nuovo romanzo di Federica De Paolis, che ha vinto il Premio Dea Planeta con “Le imperfette”. Ho divorato questa storia, che mi ha lasciato un senso d’inquietudine alla bocca dello stomaco e tanti pensieri per la testa.

La storia è quella di Anna, una donna come tante, che vive in una piccola città come tante. Suo marito, un primario di chirurgia che lavora nella clinica di famiglia, è un uomo risoluto e distante, preciso e ligio al dovere, talmente preso dai suoi impegni da non badare alla solitudine della moglie. Anna e Guido, il marito, hanno due figli piccoli: Gabriele e Natalia. Quando i loro figli improvvisamente scompaiono, la vita di Anna si capovolge e, come un nastro riavvolto, la storia torna indietro, al punto esatto in cui Anna ha rotto l’equilibrio della sua vita, andando alla ricerca delle sue imperfezioni.

le imperfette

Un romanzo che potremmo definire un thriller psicologico, dove i personaggi sono palpabili come le loro debolezze. L’intera narrazione in realtà ruota attorno alle imperfezioni dell’animo umano. Anna non è perfetta: tradisce suo marito, allontana i figli concentrandosi soltanto su quello che la fa stare bene, ignora il padre, non ha amiche. Guido, a sua volta, è un marito assente, che non coltiva il rapporto con la moglie, ossessionato dal lavoro, ma c’è di più e quel di più peserà come un macigno sulle spalle di tutta la famiglia.

La De Paolis ha costruito un personaggio protagonista impegnato in una lotta costante: Anna è una contraddizione in carne ed ossa, il suo animo tormentato la porta ad agire in un modo per poi pentirsi e scovare un rimedio subito dopo. Allontana i figli per vivere la sua storia clandestina con un uomo di cui non sa nulla, però poi avverte il bisogno di abbracciare i suoi bambini, di far sentire loro la sua presenza, dimostrare che la mamma c’è, e allora torna sui suoi passi e cerca di comportarsi come una madre dovrebbe fare. Il punto è questo, che ogni donna vuole prima di tutto sentirsi tale, non soltanto mamma o moglie. Anna per tutto il romanzo rincorre la felicità, ma inciampa costantemente nelle proprie contraddizioni. Anche quando il marito la lascia, Anna è felice perché sa di potersi crogiolare tra le braccia dell’amante; eppure, quando realizza di averlo perso, Anna si sente vuota, fredda, spaesata, non sa più chi lei sia.

Le imperfette, come le chiamava suo marito. C’era qualcosa di malevolo in quel nomignolo. Guido, nonostante amasse il suo lavoro, in fondo deprecava chi ricorreva alla chirurgia. Il sentimento opposto animava Attilio: per lui tutte le donne erano imperfettem tutte erano in cerca di qualcosa che le completasse. E per il padre di Anna il discorso non si limitava alla bellezza: era un’inquietudine dell’anima che portava le donne a cercare di migliorarsi, come se la condizione del femminile fosse votata a una ricerca perpetua, una spinta costante.

Le imperfette è un’attenta e delicata analisi di una donna che sta cercando di costruire la propria identità senza dover scendere a compromessi. Interessante è anche il modo in cui l’autrice ha delineato le reazioni dei bambini, così piccoli eppure così perspicaci, in particolare Gabriele, risucchiato dal suo “sole nero”, privato della tranquillità famigliare, troppo piccolo per chiedere ma già grande abbastanza per capire che talvolta i figli non sono la priorità nella vita dei genitori.

Consiglio questo romanzo a chi in genere ha un debole per i thriller psicologici, anche se (unico difetto) a me è risultato chiaro sin dall’inizio di chi fosse la colpa della scomparsa dei bambini. Avrei preferito un colpo di scena ed evitare una piega che sa tanto di cliché. Fermo restando che il libro mi è piaciuto tantissimo e lo consiglio a chi ha voglia di fare un bagno nelle proprie incertezze e capire quali sono le proprie imperfezioni.

Cristina

Divoro libri e non ho problemi con il binge watching. Cioccolato-dipendente, sono anche giornalista pubblicista.

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